Stereotipi

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Ormai lo si sarà capito che amo le analogie filosofico-letterarie, e anche in questo caso non resisto dal correlare (ma dovrei forse dire contrapporre) gli scenari, i personaggi e tutto l’intreccio a più livelli di un testo letterario – con i fatti, le logiche e le dinamiche, i contesti come quelli connessi alla Bit Generation Marketing [e qui], o in qualsiasi altro ambito di business trattato in queste pagine.

Le tematiche principali con le quali affronto il dialogo sul marketing in questa nuova Società della Conoscenza, vale a dire la conversazione, la narrazione, la relazione… dovrebbero, da sole, bastare a giustificare una tale scelta analogica, tuttavia ci sono anche motivi tecnici e di forma che mi inducono ad optare per questa similitudine metaforica tra il nocciolo di una strategia comunicazionale di stampo aziendale e il materiale verbale di un testo letterario.

Il testo letterario assesta il materiale verbale all’interno di una complessa rete di rapporti, di nessi, di equivalenze – non solo foniche (allitterazione, assonanza, etc…) o metrico-ritmiche ( ritmo, metro, pause, accenti, etc…) – ma anche di significato (metafora, metonimia, etc…).  E quando parlo di “materiale verbale” dell’opera, non intendo dire un semplice involucro, una scorza esteriore che racchiude ciò che l’autore vuole dire, perché altrimenti penserei all’opera come a un “frutto composto di buccia e polpa, separatamente” (P.M. Bertinetto e C. Ossola, 1976).  Il testo letterario invece è un sistema-struttura: sistema in quanto è un insieme di elementi ciascuno dei quali si definisce e prende senso attraverso la sua relazione con gli altri elementi e con il tutto; struttura sta a indicare il modo con cui questi elementi si assestono, coesistono e interagiscono nel tutto; la struttura cioé è la particolare ⇛organizzazione interna degli elementi e le ⇛relazioni che si instaurano tra le varie parti.

In quest’ottica un testo letterario non è la semplice somma di forma e di contenuto, ma una realtà a più strati, a più livelli che si dispongono secondo una logica polifonica, come accade nella musica (cfr. qui “Concept 3D”). Per cui la lettura di un testo che voglia scoprire il messaggio trasmesso, deve considerare, proprio come in uno spartito a più voci, lo ⇛sviluppo di ogni voce e il ⇛rapporto delle diverse voci.
E tutto ciò ancora non basta: il testo letterario «non è soltanto una comunicazione linguistica, ma anche una trasmissione di stati d’animo, di ideali, di giudizi sul mondo» (C. Segre, 1969), è un messaggio inviato da un emittente (lo scrittore) a un ricevente (il lettore). Ecco allora la necessità di aggiungere alla verifica delle relazioni che si determinano all’interno del testo, la verifica anche delle relazioni con gli elementi extratestuali (storici, sociali, culturali, ideologici, economici, etc.), la necessità cioé di spostarsi dal testo ai testi, ai territori culturali, all’epoca storica, agli ambiti socio-economici.

Da questa prospettiva nasce la mia correlazione analogica: come non associare i valori e l’efficacia di una strategia comunicativa o il rigore di un’etica  aziendale, con gli stati d’animo e gli ideali di un’opera narrativa?
Trattandosi di comunicazione assertiva, di conversazione, di relazionalità, le tecniche e le strategie che perseguo nelle dinamiche del BGM necessitano di venire corroborate dalle similitudini narrative dei testi letterari che, di volta in volta, propongo.

Personaggi Stereotipi

Sono i personaggi che rappresentano i luoghi comuni più caratterizzanti della nostra società la quale – essendo quella cd. della Conoscenza – va necessariamente correlata a personaggi stereotipi di spicco dello scibile narrativo classico. Ecco perché, per questa analogia, ho scelto Alessandro Manzoni e il suo Promessi Sposi come similitudine perfetta per le personalità che via via incontreremo nel nostro percorso Bit

Non sempre ciò che vien dopo è progresso(da Del romanzo storico, parte seconda)

manzoni1835Alessandro Manzoni (1785-1873) nasce a Milano dal matrimonio tra il conte Pietro Manzoni e Giulia Beccaria, figlia di quel grande illuminista ch’è stato Cesare Beccaria.

La conversione al cattolicesimo dell’autore è un evento determinante per la sua produzione (il famoso quindicennio creativo) e pare riconducibile a un momento preciso, il 2 aprile 1810. Egli, quel giorno, si trovava a Parigi insieme alla giovane moglie Enrichetta Blondel e, nel pieno dei festeggiamenti per le nozze di Napoleone, nella confusione generale, i due rimasero divisi. Manzoni, sospinto dalla folla, si ritrovò nella chiesa vicina di San Rocco e fu investito da una vera e propria illuminazione spirituale che lo portò a un profondo fervore religioso, esattamente come succederà ai due personaggi dell’Innominato e di Fra Cristoforo ne I Promessi Sposi.

Perché I Promessi Sposi?

È un romanzo storico, poiché inserisce personaggi immaginari all’interno di un affresco storico – quello dell’Italia seicentesca – con una morale da consegnare al lettore (il celebre “sugo della storia“). I Promessi Sposi sanciscono la nascita del romanzo in Italia e hanno il merito di aver introdotto una lingua il più possibile unitaria (“sciacquata nell’Arno” – cioé contaminata dal fiorentino, lingua pura per eccellenza) per la nascente Italia.
La passione civile del Manzoni era d’altronde già stata trasmessa nelle odi civili Marzo 1821 (sui moti carbonari piemontesi) e 5 Maggio, sulla morte dell’esiliato Napoleone.

In analogia con il testo letterario, anche la Bit Generation Marketing rappresenta dei contenuti virtuali che si sviluppano in ambiente All-Line (ossia on-line, in Rete e off-line sul territorio), inoltre sono in essa coinvolti i Kiw’s (Knowledge Information Workers), gli operatori digitali che, con gli strumenti immateriali del Web, condizionano la vita reale di imprese e mercato.

E come nel celebre romanzo, c’è pure una morale da trasmettere alla Società (della Conoscenza).

«Renzo, alla prima, rimase impicciato. Dopo un lungo dibattere e cercare insieme, conclusero che i guai vengono bensì spesso, perché ci si è dato cagione; ma che la condotta più cauta e più innocente non basta a tenerli lontani; e che quando vengono, o per colpa o senza colpa, ⇛la fiducia in Dio li raddolcisce, e ⇛li rende utili per una vita migliore. Questa conclusione, benché trovata da povera gente, c’è parsa così giusta, che abbiam pensato di metterla qui, come il sugo di tutta la storia». (A. Manzoni ne I Promessi Sposi)

La Società in Rete

La parola chiave di questo millennio è “connessione“: basta un click per leggere, commentare, condividere informazioni. Ma mai come in questo caso la parola opportunità fa rima con responsabilità, nella nuova piazza sempre più social.

I nuovi strumenti ci offrono molte opportunità per socializzare ma al centro restano le persone che sfruttano le opportunità per condividere la propria umanità e riscoprire la partecipazione.

Internet può offrire maggiori possibilità di incontro e solidarietà tra tutti, e questa è una cosa buona, è un dono di Dio❞. Le sagge parole di Papa Francesco ci affascinano perché riassumono in modo semplice e disarmante la visione del mondo ipertecnologico in cui viviamo.  Alla base di tutto scopriamo esserci l’incontro! La tecnica ci mette a disposizione un’amplificata varietà e potenzialità di strumenti che, dall’invenzione del telefono, della radio, della televisione ci hanno accompagnato fino all’Internet e il Web di oggi con tappe di sviluppo vertiginosamente evolute e incontrollabili.
Ma alla base resta la persona, chi si mette alla tastiera per scrivere un commento, chi consulta le ultime notizie via smartphone, chi partecipa a una discussione su un social, chi si iscrive a un gruppo, chi trova nella Rete nuove potenzialità di marketing. Sono infiniti gli esempi da usare perché ormai tutti noi in qualche modo abbiamo a che fare quotidianamente con queste nuove potenzialità.

È un dato di fatto ormai, in Italia ci sono più telefoni cellulari intelligenti che abitanti! Talvolta questi nuovi strumenti servono per telefonare…, ma il loro uso ha talmente tante applicazioni che sostituiscono il giornale, il portafoglio, l’agenda, le carte geografiche, gli elenchi telefonici, le radioline portatili, le enciclopedie. La parola magica è “connessione“: con un semplice gesto sullo smartphone si può trasferire denaro anche solo per una colazione al bar, ma allo stesso modo possiamo far sapere a tutti i nostri amici sui social network che un libro ci è piaciuto, che c’è un articolo interessante, che l’ultimo film può anche non essere guardato o un prodotto non è affidabile…

Per tutte le piattaforme social dove è possibile incrociare esperienza e testimonianza, si è sempre in fase di piena evoluzione. C’è stata e c’è ancora la fase del gioco, dello scherzo, della curiosità; su questa si è intrecciata la dimensione degli interessi, degli hobby, del tempo libero.  Con un ulteriore passo in avanti si è entrati nella dimensione del business, dell’ideazione e realizzazione di nuove iniziative per sviluppare le potenzialità della Rete, ma anche per utilizzare la stessa Rete a scopi commerciali e ampliare così il mercato.

Non si tratta di momenti separati, quanto piuttosto di una nuova prospettiva unica – così come unitaria è la persona – in cui si ricostruisce una dimensione popolare, una aggregazione di competenze, di saperi e di esperienze. Perché, allora, connessione vuol dire mettersi in gioco, presentare i tratti della propria umanità, comunicare gli interessi, i sentimenti, le emozioni.  Vuol dire fare parte di una comunità, virtuale anche, certo…, che può ridisegnare i contorni di una più forte e sentita partecipazione!

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